La vita e le avventure di un viaggiatore nostrano



Sabaudia, 03 giugno 2008
Non che mi fossi dimenticato del mio blog,
ma i primi giorni sul suolo italiano hanno visto l’insorgere di alcuni problemi tecnici di connessione alla rete.
Sembrava di essere tornati indietro al tempo del “56K”, quando per connettersi ad internet serviva una lunga prolunga telefonica e i minuti contati per visitare quei pochi siti già in rete, e neanche “napster” aveva dato il via alla corsa al file-sharing.
Insomma privo dell’abbandonata sicura connessione “flat” scoprivo che tutti i gestori telefonici non potevano allacciarmi alla rete senza l’appoggio alla telecom ….
Alla faccia del libero mercato!
Dopo vari giorni di forti dubbi la soluzione: connettersi via “cellulare”, anche se non disponendo di una linea “flat” come prima finalmente ero di nuovo online.
Ma il mio mitico palmare stentava, purtroppo l’unica cosa di cui manca è l’UMTS … quindi la velocità a lumaca di certo non mi lanciava sul web …
Decisione obbligata quindi quella di affidarmi ad un nuovo cellulare dotato di una poderosa connessione UMTS – Hi Speed …
Stranamente quindi ora mi trovo ad effettuare connessioni a ”spot” piuttosto che come prima lunghe ore dedicate al “caxxeggio” multimediale …
Ma il blog NON cesserà di vivere ANZI, d'altronde come prima della mia partenza per l’avventura australiana racconterà le mie vicissitudini per i mari del mondo e i miei futuri viaggi da cui non escludo un ritorno eventuale in OZ per visitare i molti altri luoghi non toccati nel mio primo viaggio downunder…
Intanto nel prossimo futuro conto di postare qualche “Flashback”, insomma episodi o argomenti che per motivi di tempo sono stati tralasciati dal mio Blog.
Quindi accetto a questo proposito anche suggerimenti su eventuali temi da trattare …
Non è quindi ancora giunto il momento di dimenticarsi del mio blog!
Stay tuned !
Sabaudia, 30 maggio 2008
Quella mattina a Cairns proprio non ne volevo sapere di prendere l’aereo per tornare a Sydney.
Lasciare il caldo, la bella gente e tutte quelle esperienze vissute in poco meno di una settimana…
Sapevo che a parte il piacere di incontrare nuovamente molti amici nel capoluogo del NSW, avrei trovato inesorabilmente un clima ben diverso dal tropicale clima autunnale del Queensland.
E poi lasciare quell’ostello soggettivamente eletto come il migliore dell’intera esperienza australe, beh proprio la cosa non mi andava giù …
Temporeggiando tra il cercare di caricare su youtube l’ormai famigerato video dei miei Bungy Jumps e passare sul pc le ultime foto di Cape Tripulation si è fatta presto l’ora di salire sullo “shuttle” del “Calypso” per raggiungere l’aeroporto di Cairns.
P.S. il transfer anche questo gratuito, non cosa comune per gli ostelli...
Il volo in sole tre ore mi avrebbe riportato a Sydney, e io li a pensare che con il “Coach Greyhound” ne avevo visti passare di chilometri sotto le natiche e di notti insonni per salire fino all’estremo nord.
Troppo ottimisticamente vestito con degli shorts e t-shirt, mi ritrovo alle undici di sera di un anonimo sabato all’aeroporto di Sydney con i miei backpacks addosso ad aspettare lo shuttle per l’”Asylum” con un aria decisamente più “frizzante”…
Il tipo arriva e “raccatta” più gente possibile è la sua ultima corsa della giornata, quel simpatico giapponese sempre vissuto in OZ arrotonda con qualche ora dedicata ai passaggi per i backpackers .
Quando davanti lo YHA Central lo vedo fare una ovviamente vietata inversione ad u, quasi sono contento …
E’ cosi arrivo al di nuovo al mio primo approdo australe, curiosamente non si trovano le chiavi per la stanza a me assegnata, nessun problema ne guadagno un posto in una camera da quattro.
Il posto come detto in passato non è che sia il massimo ma la vista dalla finestra di quella stanza al chiaro di luna ha un suo perché …

Sydney Night Skyline from Asylum
La notte è ormai inoltrata in quel letto “incastrato” in una rientranza di quella asimmetrica stanza decido di chiudere le trasmissioni per la giornata.
La domenica presentava un interessante programma, incontrarsi con gli amici di Sydney,
Lucio, Sojola e Manuel per poi incamminarsi verso “Primo Italiano” una manifestazione di cui il titolo già può far capire il senso.
Mille bandierine sono appese tra le case, gazebo dispensano piatti e specialità di improbabile provenienza italica ..
Un “hotel” si è organizzato per l’occasione, tavolini in stile trattoria con le classiche tovaglie a scacchi
rosso-bianchi e l’aperitivo!
L’ora era perfetta e non ci siamo potuti sottrarre ad rito tipicamente italiano.
La colonna sonora del posto era un dj che suonava remix in stile disco di canzoni del calibro di “Azzurro” o dei datati “Articolo 31”.
Ecco in questi momenti ho paura che gli Ozzie possano pensare che veramente noi ascoltiamo delle robe così …
Come dovuto l’aperitivo apre lo stomaco, e mi avvento su un panino ipercalorico, quel mezzo chilo di roba riporta a full le mie energie …
Su di un palco poco distante una visione: un perfetto sosia di Pavorotti intona famose “arie” nostrane.
Consumata l’ugola scende per addentare anche lui un panino …
Io non resisto dalla tentazione, foto !

Lo metto nei guai, iniziano tutti a voler delle foto, il suo panino non conosce la giusta morte tra le fauci del corpulento sosia.
In quelle due vie ci sono davvero tutti i connazionali Sydneiani e allora ne approfitto con i saluti.
“Ma che fai, di già ritorni in Italia?”, “Sprechi il tuo WHV cosi?”
“Beh non mettiamola in questi termini, io me ne vado perchè ho già un lavoro e pure ben pagato e non di certo in Italia, quelle benedette navi …. Noi marittimi la chiamiamo la malattia del ferro. Uno non riesce a mettere radici sulla terra ferma, il richiamo delle sirene ci richiamano sempre per mare. E poi per tornare a downunder c’è sempre tempo! Nessuna opzione e chiusa … Ma ora è il tempo di tornare …”
Insomma, io penso che la cosa sia soggettiva, il mio punto di partenza lavorativo intendo, è più conveniente della nuova “gavetta” eventuale, dovuta e necessaria in OZ.
Per tutto il resto lo so, l’ho vissuta quest’Australia quello che può offrire questa meravigliosa terra …
E soprattutto il mio lavoro mi permette di avere anche periodi di “libertà” anche di diversi mesi che difficilmente si potrebbero trovare altrove … E per viaggiare questo è una manna dal cielo.
La passeggiata continua in direzione del marcatino in chinatown, corsa ai souvenir da portare in Italia.
Ok, un'altra volta come parecchie volte in questo viaggio è il momento dei saluti, ma non è detto che ci si incontri di nuovo …
L’ultima cena all’Asylum non è il massimo, ma non importa, ancora poche ore e sarei tornato ad una sana e completa nostrana “dieta mediterranea” …
Voglia di uscire la sera proprio non c’era piuttosto meglio preparare il post di “Cape Tripulation” non potuto caricare poi per via di quei computer senza word il mio copia incolla … è stato rimandato al ritorno in Italia …
La mattina lo shuttle passa puntuale il driver di oggi e un libanese che a voglia di far due chiacchiere, sono solo con lui per 12 dollari quella corsa incredibilmente economica a differenza del taxi che mi ha scucito 45 dollari all’arrivo due mesi prima …
Ho molte ore prima del volo davanti a me, decido con il mio carrello di fare un lungo “gran premio” per l’aeroporto di Sydney.
Cerco uno di qui gazebo in cui ti “impellicolano” al meglio lo zaino, la paura non è quello di un furto ma bensi di vedere quel nastro a Fiumicino vuoto.
Trovato; ma qualcosa non mi quadra, la signora di chiare origini Asiatiche invece di tirar fuori quella benedetta pellicola, pensa bene di passare quei nastri di plastica per proteggere gli scatoli di aggeggi elettronici, insomma quelli con cui si combatte prima di raggiungere l’oggetto distante pochi centimetri di cartone tutto intorno al mio zainone che ora sembra un bell’arrosto ….
Il tutto a nove dollari, e ovviamente senza l’assicurazione …. “Ma vaffà!”
Arrivato al consueto controllo doganale del bagaglio a mano, vengo invitato a mettere il pc a parte …
Tardo alla fine del nastro a rimetterlo nello zaino, non ho fretta.
Un poliziotto, fa segno di andare verso di lui, mi dice qualcosa in un non proprio ortodosso inglese, pensa che non sapessi la lingua ….
Fidatevi un Indiano non ha una pronuncia inglese da Oxford.
Mi fa leggere un foglio, insomma sono uno di quei fortunati selezionati “a caso” per un controllo per “bombe & esplosivi” ….
Forse la mia barba di qualche settimana e il colorito acquisito nel caldo nord mi hanno fatto passare per un pericoloso terrorista ….
Ovviamente non trovano nulla , e l’Indiano mi fa le classiche domande del tipo”Come si dice buongiorno in italiano? ”
No comment.
Trovo un chiosco con internet gratis ….
Non mi sottraggo all’ultima navigata australiana, tra facebook ormai diventato una “droga” il buon vecchio msn che dispensa notizie clamorose da parte di un amico italiano, trovo anche il tempo di vedere il corriere che da sempre le solite notizie e Beppe Grillo che sempre più le canta di santa ragione…
“Famosela pija a bene”
Le ventisei ore di volo seguite, passate tra qualche birra e quel cavolo di giochetto che mi a fatto scervellare per ore ...
E poi quest’idea di mettere la telecamera sul muso dell’Aereo, vi dico che alcuni atterraggi li avrei fatti meglio io forte della mia esperienza da simulatore …. Ahahahah !
Ok, eccomi li prima a Malpensa e poi a Fiumicino, il contatto con l’Italia dopo due mesi è senza grossi scossoni.
Logomaco is back!
Appuntamento nei prossimi giorni per i “flashback australi”
Stay Tuned !
Sydney, 25 maggio 2008
Ancora non smaltita la fatica del Rafting che mi trovavo di nuovo di fronte a due giornate molto lunghe.
Sveglia di nuovo presto al mattino per l’escursione di due giorni a “Cape Tribulation”.
Il “coach” che passa a prendermi stavolta è più piccolo siamo una quindicina di ragazzi, il tipo che fa da autista/guida si chiama Troy, ma in comune con il noto “centauro” ha solo la nazionalità …
Imbocchiamo la “Cook Highway”, nel primo tratto fino all’aeroporto è decisamente una strada a scorrimento veloce, due corsie e i sensi di marcia separati.
Ma poco dopo la zona dell’aeroporto si trasforma d'altronde come tutte le altre “Highway” che ho percorso in una comune strada ad una corsia per senso di marcia.
Prima di arrivare a “Port Douglas” prima tappa per la colazione, inizia un incantevole tratto panoramico direttamente sul mare, le spiagge che si susseguono sono molto belle; peccato che anche qui dato la presenza delle “Cubo-Meduse” sia altamente sconsigliato fare il bagno in mare senza muta di protezione.
Le isole che si affacciano avanti a noi sono direttamente nel mezzo della barriera corallina, Troy ci fa segno su una di queste dove pare sia stato girato qualche film anglosassone famoso …
I tornanti rendono la strada non molto veloce, ma piuttosto occorre avere una guida più da passeggio, e per fortuna la cosa si rivela piacevole.
Arrivati a “Port Douglas”, scopro che è immersa tra moltissime palme, le case che si vedono sono per lo più da villeggiatura.
Nei pressi del centro, uno dei pochi edifici più vecchi rimasti in piedi risalente al periodo della “corsa all’oro” è il pub all’inizio del corso principale.

“Old Pub – Port Douglas”
La marina li vicino è carina, ci sono diverse barche a vela e alcuni yacht, ma nulla di più.
Si riparte alla volta del “Mossman river”, immerso in una fitta foresta pluviale, in un territorio aborigeno.
La nostra guida ci da indicazioni sulla flora e la fauna che vivono in questo habitat, il numero di specie di piante presenti qui è davvero impressionante.
Il fiume ora è ad un livello di portata d’acqua minimo dato che il periodo delle piogge è passato da un pezzo.
Qualcuno azzarda un tuffo, io invece non ci penso proprio a tuffarmi in un acqua gelida, e soprattutto dopo un intensa giornata di rafting !
Il colpo d’occhio comunque è molto bello.
Mossman River
Giunti sul posto, ci accolgono con un thè, le bacheche che sono posizionate li intorno raccolgono un po’ della fauna locale: vari serpenti, farfalle, insetti vari e li in una boccetta c’è anche la famigerata
“Box-Jellyfish” medusa molto pericolosa …

Siamo pronti a partire, saliti sulla barchetta un ozzie sulla cinquantina che fa da guida e da pilota inizia a dare qualche informazione, fino al momento che avvista qualcosa che cattura la sua attenzione….
Ci siamo il primo “incontro ravvicinato con un coccodrilo”, il bestione sarà lungo almeno due metri e li che sonnazza sulla sponda del fiume ….
Sicuramente avrà già pranzato !

Croccodile – Daintree River
L’acqua del fiume è molto torbida, non voglio immaginare cosa potrebbe succedere a cadere in acqua proprio qui !
Nel proseguo altri incontri con più o meno grandi esemplari di coccodrilli, ad un certo punto la guida ci invita a guardare tra i rami di un albero: “Non vedete nulla di strano?”
Il tipo la sa lunga ovviamente, infatti tra i rami ben mimetizzato un esemplare di serpente di color
verde-marrone se ne stà li tranquillo.
In meno di un ora la passeggiata sul fiume è finita, meglio spostarsi sulla terra ferma!
Il tempo di pochi minuti e ci ritroviamo ancora sul fiume,ma questa volta a bordo del bus che lo attraversa su di una “chiatta” che avanza tra le sponde tramite un rudimentale sistema di cavi d’acciaio.
Sull’altra sponda, Troy ci fa sapere che da qui in poi a salire non c’è la corrente elettrica, l’energia necessaria è prodotta solamente da gruppi elettrogeni, questo per evitare il proliferare di attività economiche in un area considerata “patrimonio dell’umanità”.
Qui la foresta si fa più fitta, si avverte l’aria selvaggia ed incontaminata.
Arrivati su in cima ad una collina si apre un bellissimo panorama; siamo fortunati il cielo è terso la vista è fantastica.
Lookout - Cape TribulationPochi minuti dopo una tappa molto “golosa”, la guida ci porta in una fattoria dove fanno un gelato artigianale biologico.
I gusti sono quattro per giorno, quindi niente scelta ma devo dire che ne valeva proprio la pena !
Sono circa le quattro del pomeriggio quando arrivo alla sistemazione per la notte: la “Beach House”.
Un complesso di chalet in mezzo alla foresta pluviale, con accesso diretto alla spiaggia.
Le unità si alternano da quelle tipo ad ostello a quelle private con bagno e veranda privata.
Vicino alla spiaggia c’è il bar/ristorante con affianco la piscina.
La mia stanza non il massimo, ok c’è l’aria condizionata e il ventilatore … ma il letto e davvero scomodo.
I bagni non sono proprio il top, cosi come la cucina.
La location è meravigliosa ma il resto non proprio, in fin dei conti siamo in una zona dispersa e bisogna accontentarsi …
Dato il poco tempo di luce rimasto, decido di farmi una rapida passeggiata sulla spiaggia, incantevole, le mangrovie arrivano a pochi metri dall’acqua e qualche scoglio affiora sulla riva, tutto il paesaggio poi cambia durante la notte con l’alta marea ….
Un posto da cartolina!
Beach - Cape Tribulation
Si è già fatta ora di cena, e la stanchezza mi invita subito dopo a prendere la via del letto.
All’alba la pioggia scende copiosa, inevitabile svegliarsi, quando sembra che stia per finire riparte con ancora più vigore.
Morale della favola, per tutta la giornata continua a piovere e quella che doveva essere una giornata di relax in spiaggia invece passa tra la noia sotto la tenda del bar vicino alla spiaggia.
Quando è già pomeriggio un piccolo spiraglio di sole si affaccia permettendo quattro passi in spiaggia, ma è già quasi ora di tornare a Cairns.
Arriva il bus che mi riporterà in serata al Calypso, a guidarlo stavolta una donna …
La tipa si rivela subito dalla guida aggressiva, tutti sfiniti cerchiamo di fare un pisolino a parte una coppia che si siede subito dietro di lei ed una tipa un po’ strana che continua a fare foto senza senso che gli danno corda.
Per giunta accende lo stereo a manetta sparando orrenda musica da discoteca alternata da un ancora più noiosa canzone che mette a ripetizione ….
Vabbè lasciamo perdere, all’arrivo a Cairns mi “fiondo” sul solito buffet a prezzo fisso del Calypso, morivo veramente dalla fame.
Con questa giornata finisce la mia corsa verso il caldo nord, l’indomani il volo per il ritorno a Sydney.
Cairns, 23 maggio 2008
Appena lasciata la tranquilla “Maggie” scopro che il comandante dell’aliscafo per il ritorno è una donna;
premesso che di “manovre” di navi ne ho viste molte, devo dire che la tipa avrebbe bisogno di qualche corso di recupero …
Arrivati in pochi minuti a Townsville, mi faccio cambiare la prenotazione del bus per poter arrivare qualche ora prima a Cairns, e fortunatamente c’è qualche posto libero ;-)
Il viaggio come tutte le altre volte è piacevole e per nulla noioso, i paesaggi che si susseguono hanno sempre qualcosa che cattura l’attenzione.

My last Greyhound bus – “Bruce Highway”
Iniziano infinite piantagioni di “Canna da zucchero” alternate da molte altre di banane, ora si può dire che siamo veramente ai tropici !
Anche i paesini che si affacciano sulla “Bruce” hanno un loro perché; tutti orgogliosamente mantengono i parchi pubblici in ottimo stato ed hanno un loro centro d’informazioni turistiche.
In ognuno di essi poi non manca mai un “hotel” che dispensa birra, un “bottle store” per gli “alternativi” e l’ufficio postale.
Ci fermiamo per il “Meal Break” in uno di questi molto delizioso :“Cardwell” direttamente affacciato
sul mare con una spiaggia melmosa come si dimostrerà poi essere anche quella di Cairns.

Cardwell beach – “Bruce Highway”
Finalmente nel tardo pomeriggio si arriva a Cairns, per qualche strano motivo non mi viene in mente di chiamare l’ostello per il “pick up”; inizio a camminare con la brochure in mano, pare non essere molto distante ….
Sul “Tripforum” abbiamo parlato molto degli zaini, su che cosa portarsi in OZ; e fin a quel momento i miei due “backpack” avevano dato sempre ottime performance ma pur sempre per brevi tratti di strada.
Ora mi trovavo a camminare con le mie infradito con circa tredici chili sulla schiena e otto sul petto, dopo diversi chilometri, non accusavo la fatica ma piuttosto lo scarso bilanciamento del peso sul mio corpo.
In poche parole nel mio zaino grande c’era molto peso anche nella parte alta, questo mi sbilanciava un po’ troppo….
Quasi alla meta mi viene un “lampo di genio”: invertire gli zaini, il piccolo dietro e il grande davanti ….
Non l’avessi mai fatto!
Mi son ritrovato incastrato, non riuscivo a liberarmi dalla morsa … (non è una battuta! )
Un angelo biondo inaspettatamente corre in mio soccorso, lei è australiana e da poco è tornata da una vacanza in Europa quindi in Italia da “Backpacker”…
Si è ripromessa che se avesse visto qualcuno con zaino in spalla in difficoltà gli avrebbe dato una mano …
“Bella dè zio!”
Anche se per poche centinaia di metri mi prende su in macchina, liberandomi dalla morsa degli zaini e portandomi a destinazione!
Grazieeeee !
Giunto alla meta, faccio conoscenza con il personale del “Calypso” l’ostello che mi ospiterà per qualche sera, il posto è veramente carino.
Attorno ad una piscina ci sono i tavolini del bar/pub li vicino, la cucina al piano superiore di uno degli edifici è decente ma un po’ piccola.
I bagni sono “immacolati”, nuovi e pulitissimi, le camere spaziose con ventilatore e condizionatore, i
letti sono a castello ma confortevoli quanto basta.
Tutto è immerso in uno scenario tropicale, dalle palme alle canne di bambù ai disegni che richiamano la Jamaica …
Anche qui c’è il menù per il pasto con modalità “tutto quello che si riesce a mangiare a prezzo fisso” ….
Alla grande, il cibo è anche di discreta qualità.
C’è il wi-fi, e il deposito per gli zaini, utile per i giorni di tour nei dintorni di Cairns.
Il posto lo promuovo a pieni voti, nel complesso il miglior ostello in cui sono stato in Oz!
Finalmente arriva il grande giorno,
sin dalla prenotazione del viaggio ero teso solo al pensare al momento in cui avrei fatto il “Bungy Jump”.
Sfidare la mie “vertigini” non sarebbe stata cosa semplice.
Tutta la notte precedente ero li a pensare come “tuffarmi” e che sensazioni avrei provato, ma erano solo ipotesi ….
Arrivato allo svincolo per “AJ Hackett” centre , Il primo avvistamento della torre che svetta tra una fitta vegetazione tropicale.
AJ Hackett : inventore del Bungy moderno, famoso il suo il lancio clandestino dalla Torre Eiffel nel 1986 che portò alla ribalta mondiale il Bungy Jump evoluzione della prova di coraggio a cui si sottopongono i giovani delle isole “Vanuatu”
Inizia a salire la tensione, ma sono obbligato a farlo?
Giunto ai piedi della struttura, come in un girone dell’inferno dantesco vedo “cadere” anime in pena che emettono urli a squarciagola.
Prendo coraggio, i ragazzi mi pesano per calibrare l’elastico…. Scopro che ho perso cinque chili da che sono partito dall’Italia ….
P.S. Mamma stò bene …. Mangio come sempre ma si vede che facendo più movimento del solito ….ehehehhe !
Inizio a salire le rampe di scale, il mio sguardo non va mai al di sotto dell’orizzonte, sembra che il collo sia saldato alla testa.
Arrivo in cima, i ragazzi sono simpatici e mettono tranquillità, mi fanno sedere ed iniziano ad “imbracarmi” a dovere.
Mi spiegano la posizione da assumere al contatto con l’acqua, in un blackout mentale faccio segno di aver capito tutto.
Siamo pronti, saluto in camera per il film del mio lancio, sono in pedana, lo sguardo è sempre rivolto all’orizzonte e mai in basso.
Devo far qualche altro passo avanti, ora i miei piedi sono al margine, sento la corda tirare con il suo peso.
Inizia il countdown: 5-4-3-2-1 go go go !
Volo, sono in aria in una posizione non proprio plastica, repentinamente precipito, non c’è tempo di pensare…
L’elastico si tende è si libera l’urlo, fantastico c’è l’ho fatta !
Libero tutta l’adrenalina che ho in corpo, i balzi successivi sono nulla in confronto…
Il tipo sul canotto stenta a prendermi, sono elettrico, i giapponesi sono li a scattare mille foto ….
Loro col cavolo che si tuffano !
Decido per fare anche un secondo salto, è incluso nel prezzo ;-)
Oramai la tensione è sciolta, questa volta il salto è di spalle al “nulla”, parlando con i ragazzi gli dico di non aver toccato l’acqua al primo tentativo ….
Mi rassicurano: “stavolta la toccherai di sicuro!”
Sono di nuovo in piattaforma, dopo ripetute sollecitazioni dei guys ho i talloni per aria e la corda ancora una volta che tira pesando sui miei piedi.
Mi lancio, un'altra volta in una posizione davvero poco “plastica” ….
Provo sensazioni diverse, non vedo null’altro che il cielo finche non sono a pochi metri dall’acqua.
L’elastico si tende finisco in acqua fino al busto, è una frazione di secondo si sfila la t-shirt, preso dall’euforia la agito come un folle ….
Sento le urla anche del pubblico …. Show time !
Devo dire che l’impatto con l’acqua non è poi stato cosi “deciso”, le lenti a contatto sono rimaste al loro posto … giusto ho bevuto un po’ dal naso … eheheh !
La giornata dopo la doppia adrenalina continua con ritmi decisamente più blandi …
Passeggiando per le vie di Cairns, scopro che all’inizio dell’omonima highway c’è un capitano Cook in uno strano atteggiamento da “ventennio”…

Sul lungomare una distesa melmosa si estende per vari chilometri, la gente prende il sole sul prato e niente bagno: la laguna artificiale è chiusa per lavori …
Proseguo quindi per il corso, pieno di bar e ristoranti qui la vita notturna è molto movimentata.
Dopo una sosta per la spesa un altro incontro incredibile, avvisto l’incredulo “Lucauao” del tripforum in compagnia di amici …. L’Australia è proprio piccola!
Dopo una chiacchiera veloce sono di nuovo in ostello a prepararmi per l’indomani, sveglia all’alba per partire in direzione “tully river” per una giornata di rafting !
Con gl’occhi ancora socchiusi, salgo sul bus, il “capo cordata” è un ozzie tutto d’un pezzo, prende il microfono ed inizia a caricarci per l’avventura nonostante fossero da poco passate le sei del mattino …
Dalle sue parole sembra quasi che invece di una divertente giornata ci aspetti un campo da battaglia, il tipo sembra essere il sergente di “Full Metal Jacket”….
Per l’allegro gruppo di nippo che abbiamo sul bus, un altrettanto simpatico giapponese gli ripete il tutto ma stranamente impiegando il triplo del tempo.
…. Mah forse saranno duri di comprendonio …
Ci siamo, formati i team, sono capitato in squadra con due sposini italiani, due ragazzi tedeschi e uno svedese.
Il nostro “capitano” è giovane “Kiwi” immigrato per scappare al freddo della Nuova Zelanda.
Un tipo esuberante e con la battuta sempre pronta, nei primi metri sul fiume ci si presenta ….
Lui si chiama Bean, io non c’è la faccio a trattenermi e gli faccio: “ Come Mr Bean?”
Tutti ridono tranne lui …
Inizia la nostra avventura sul “Tully river” l’acqua è discretamente fresca ma la temperatura è di tutto rispetto circa 29°.
Per “testare” la bontà del nostro “lifejacket” quasi subito veniamo invitati a gettarci in acqua …
La corrente tira non poco, quando sono li che combatto con le rocce che delicatamente “sfiorano” il mio fondoschiena, un altro incontro “incredibile” in acqua….
La faccia è conosciuta, è un italiana … ma si ci sono… l’ho già vista da “Go Study” è un amica di Margaret si chiama Silvia, e di Roma e viene al mare a Sabaudia alle “streghe” ….
Non ci voglio credere, impossibile!
Ora ci manca solo che sul volo di ritorno a Sydney incontro il mio vicino di casa …
Risaliti sul nostro gommone iniziano le rapide, alla fine dei conti abbiamo pochi compiti a bordo:
o pagaiare in avanti, in senso contrario, mettersi in posizione di protezione nel gommone o spostarsi sul lato opposto.
Alla fine dei conti il grosso lo fa il nostro Bean, che timona a dovere …
Il paesaggio è molto bello, tutto intorno a noi la foresta pluviale, mangrovie, liane e cascate di acqua purissima; in una di queste ci passiamo sotto, il getto dell’acqua sulla testa è incredibilmente pesante …
Ad un tratto tra le varie rapide, un ex “figlio dei fiori” capellone sulla sessantina e senza qualche dente che fa da capitano su di un altro gommone tenta l’azzardo ...
Mi prende da dietro il giacchetto vorrebbe farmi finire in acqua; io fortunosamente ho il piede ben saldo incastrato nel gommone … ”Nun je la fa!”
Godoooo !
Lo saluto mostrandogli il mio dito medio …
Intanto sulle varie rocce una tipa è intenta a scattarci mille foto, infatti ci si ferma a dovere in diversi punti o si fanno strani movimenti per venire meglio in camera …

Rafting - “Tully River”
Arriva l’ora di pranzo, il bbq offerto sulle sponde del fiume è niente male, io come al mio solito mi “ingozzo a dovere”, ci si spalma per l’ennesima volta tonnellate di crema protettiva, tanto che alla ripresa del fiume sento che lentamente cola dal mio viso sino alla bocca ….
Che schifo !
Si continua nella corsa fra le rapide, ad un certo punto un aroma particolare stimola il nostro olfatto, Bean tranquillamente ci indica piante spontanee di Marijuana che crescono sulle sponde del Tully ….
Anche questo è sintomo di clima tropicale …
Si affronta un tratto più tosto del solito, quasi tutti gli altri team finiscono in acqua noi teniamo duro e usciamo indenni dal pericolo.
Il team di Nippo ha sempre il sorriso stampato sulla bocca, salutano sempre con il segno di vittoria invece di pagaiare ma finiscono inesorabilmente spesso e volentieri in acqua ….
Ecco perche si sgolava cosi tanto il loro connazionale sul bus …
Arriviamo stremati alla fine, anche questa altra “avventura” è andata ….
La strada per il ritorno è interrotta per la “doverosa” visita al loro bar dove eravamo stati anche per la colazione non inclusa nel prezzo …
Ecco li le nostre foto, i prezzi non sono proprio contenuti, smezziamo in cinque per avere un cd protetto con tutte le foto di giornata …
Ritornati a Cairns, il solito bbq al Calypso, mangio l’impossibile devo recuperare le forze …
Dopo la doverosa doccia, e l’ennesimo arrangiamento degli zaini per la visita a “Cape Tribulation”
crollo al letto …
Anche questa giornata è andata.
Per sapere com’è andata l’avventura a “Cape Tribulation” …
Stay tuned!
Magnetic Island, 19 maggio 2008
Il tempo è volato per raggiungere Townsville tra lo scrivere il post delle Whit, parlare con il mio “mate” svizzero e buona musica suonata da quella grandiosa invenzione che è l’iPod.
C’è poco tempo, all’arrivo del bus, bisogna affrettarsi per prendere l’aliscafo per “Maggie” come viene affettuosamente chiamata dai suoi abitanti Magnetic Island.
In una mezz’ora scarsa siamo a “Nelly Bay”, fa molto caldo siamo in pieno tropico del capricorno.
Prendo un bus per il “Base x” che mi ospiterà per i prossimi tre giorni; anche qui non posso sottrarmi alla descrizione del nostro simpatico “driver”: bello paffutello sulla sessantina porta degli short con rigorosi calzini lunghi, una camicia bianca ma con un colletto in stile “hawaiano”.
Siamo in molti backpackers che erano ovviamente anche sul bus fino a Townsville, si iniziano a prendere senza un apparente senso logico tutte le strade, in una strana gincana tra simpatici villini immersi nel verde più rigoglioso.
Qualcuno nel giardino ha messo una piccola barchetta con tanto di remi in un mare di fiori, in un altro un finto cigno fa mostra di se in un minuscolo stagno.
Si vedono in giro molte “moke” piccole jeep scoperte e senza portiere tipiche per gli spostamenti sulle isole tropicali; anche a Sabaudia che non è ai tropici se ne trova qualcuna, anzi c’è qualche d’uno che ha pensato bene di usare quelle macchinine per il golf per girare tra la città il mare … bhà !
Inizio a capire perche il driver facesse quello strano giro, uno ad uno dei bambini con tanto di divisa della loro scuola gli si avvicinano e gli indicano la loro casa; avete capito bene a parte le fermate prestabilite si ferma ad ogni casa dei piccoli scolari.
Sembra ricordarsi di tutti, una bambina sembra sgridarlo quando la vorrebbe lasciare alla casa subito di seguito …
Passiamo davanti al piccolo deposito dei bus, e che fa il grand’uomo?
Scende, arriva alla sua motocicletta poco distante apre il bauletto si prende un bel libro e torna a bordo…
Storie cosi, per Roma, Milano non se ne vedranno mai, tutto qui è a misura d’uomo, l’aria è molto serena; direi un gran posto per viverci al primo impatto.
Si arriva al “Base” il complesso è molto bello, direttamente situato sul mare su di una scogliera di grossi massi di granito, la spiaggia li davanti è di color oro, con una “grana” piuttosto grossa, si trovano pezzi di molti coralli; anche qui siamo nel bel mezzo del “mar dei coralli”…..
Poco distante dalla zona d’ingresso che funge anche da pub per la sera, una fantastica terrazza sul mare, a seguire una piscina e di fronte qualche amaca per rilassarsi.
C’è la cucina che è abbastanza positiva, invece per la lavanderia i prezzi sono cari 4$ per lavare ed altrettanti per asciugare, i bagni sono ok.
L’intero complesso è formato da “chalet” dall’aspetto esteriore molto carini, all’interno c’è il ventilatore e l’aria condizionata, ma grossa pecca quattro letti a castello in uno spazio molto piccolo.
Ci vuole pazienza per muoversi in più di uno all’interno ed al mattino si sentono molti rumori, il pavimento di legno amplifica anche il passaggio di una formica ….
Nonostante questo lato molto negativo il posto è molto bello, quindi mi sento di consigliarlo.
All’ora di cena, una di quelle scene che si vedono spesso negli ostelli in OZ:
Cucinare la pasta lo sappiamo noi italiani non è difficile, ma per gli stranieri sembra una maledizione;
ma perche mai mettere la pasta in poca acqua, ovviamente che ancora non bolle senza sale …
e lasciarla “cucinare” se cosi si può dire per lunghe mezz’ore, alla fine il tocco finale la passata di pomodoro direttamente sulla pasta !
No comment!
La sera, qui c’è sempre un dj con la musica l’età media qui si aggira sulla ventina …
io mi avvio per una breve passeggiata al chiaro di luna per la spiaggia.
Sabato mattina, sveglia con calma, colazione e un po’ di relax in spiaggia sotto al sole che già picchia forte.
Per pranzo decido di fare una passeggiata nella vicina “Picnic Bay”, a piedi ci vogliono una quindicina di minuti.
Anche qui case molto carine totalmente immerse nel verde, nel centro c’è un molo che da direttamente su Townsville distante poche miglia.
Berth on “Picnic Bay” – Magnetic IslandAvvicinandomi a qualche agenzia immobiliare vedo che i prezzi per le case più piccole partono da 300 mila dollari, quindi con poco più della metà otterrete il prezzo in euro ….
Insomma mica troppo, per essere su un isola tropicale !
Mi siedo su una panchina, e l’ iPod è sempre li a sfoderare il meglio di se ….
Noto un piccolo bar/ristorante, entro ed ordino una gelata “Victoria Bitter” l’equivalente della nostra “Peroni”, e mi avvento su un delizioso “Fish & Chips”.
Intanto qualche “Ciurlo” passeggia tranquillamente poco distante da me.

Ciurlo Bird at “Picnic Bay” – Magnetic Island
Rifocillato a dovere riparto verso il “Base”, sbaglio strada, ma è un piacevole sbaglio.
Un bel “Bush walk” mi porta in una decina di minuti su un picco che domina “l’angolo” dell’isola che si affaccia sulla terra ferma.
Si gode una splendida vista, sia di “Picnic Bay” che di “Nelly Bay”, scatto doverose foto …
Peek Lookout – Magnetic Island
Vorrei avvistare qualche Koala ma niente da fare, nonostante qui sia pieno di piante di Eucalipto non ne se ne vista traccia durante la mia passeggiata, spero domani di riuscire a vedere qualcuno ..
La sera dopo cena, una birretta al bar dell’Ostello direttamente sul mare.
Come già detto gli avventori di quest’Ostello hanno un età media relativamente bassa, e quello che è più negativo sono quasi tutti molto “mosci” …
Vabbè forse sarà il clima di quest’isola, che tende a portare le persone al relax piuttosto che alla “caciara”.
Cmq per il rush finale che mi aspetta di seguito per questo viaggio verso nord questo è un toccasana, un “ripiglio” incredibile.
E’ il mattino di domenica, dopo un oretta mattutina passata in spiaggia tra una ragazza che scrive una cartolina (ma si usano ancora? Io l’ultima l’avrò mandata il millennio scorso …) ed un ragazzo che strimpella un motivetto con la chitarra, decido di fare una bella passeggiata sulla spiaggia fino a Nelly bay.
La marea si è già ritirata, qualche scoglio affiora a pel d’acqua, una signora sembra godersela tutta la passeggiata col suo cane a guinzaglio.

“Nelly Bay” – Magnetic Island
In una ventina di minuti arrivo al nuovo porto turistico, orrende ville a schiera multipiano deturpano l’armonia dell’isola; poco più avanti attraccati in un porto canale diversi yacht e qualche barca a vela.
Arrivo sino al market di fronte il molo dei traghetti, compro un po’ di beveraggi per il viaggio del giorno dopo, il “pischello” alla cassa è un poco “sbadatello” e si dimentica di darmi il resto:
“Sveglia!”, “Oh i’m sorry”
No problem, take’n easy !
Durante la via del ritorno mi fermo da un panettiere, con gran gioia scopro che prepara anche ottimi panini, prendo un bello “sfilatino” e lo carico a più non posso.
Ottimo, e ovviamente meglio di “Subway” …
Riprendo la via della spiaggia anche per il ritorno, molti teenagers hanno scoperto che è quasi l’una e si potevano svegliare, son li tutti in spiaggia …. E che fanno dormono anche li!
È il momento di usufruire dell’ora di nolo gratuita di un canoa …
Un tipo che sembra il cugino dei cantante dei “Korn” mi da le varie dritte: “Non passare sul reef ci sono gli scogli affioranti, passa a minimo 25 metri da quelli che fanno sub, e okkio non andar oltre …. Li ci sono gli Squali!”
Beh, chiaro che non mi passa manco per l’anticamera del cervello andare sino a li …. Mica son matto!
C’ è una bella corrente che tira in direzione nord-est, io pagaio in controcorrente per raggiungere la spiaggia lontana qualche centinaio di metri e proprio sotto al picco del giorno prima.
Sono da solo su di una canoa per 2, il mio fisico da “lanciatore di coriandoli” non aiuta, sono costretto a ripetute correzioni la mia canoa tende la prua sempre verso la corrente.
Dopo uno sforzo sovraumano, raggiungo la tanto agoniata spiaggia, mi stendo sulla riva e recupero le forze …

Beach close “Base x” – Magnetic Island
Due tipi sulla cinquantina si fanno una bella passeggiata “naturista” … insomma “se la fanno pija a bene”.
Dopo qualche minuto riprendo la via del mare, stavolta con la corrente a favore, non mi sforzo troppo la canoa va da sola, mi limito solo a controllare la rotta ….
Torno in spiaggia, e faccio un tuffo in un acqua veramente perfetta, ma standomene tranquillamente vicino la riva … la pericolosa “cubo-medusa” è in agguato !
È quindi l’ora di internet e della chiamata a casa, oramai sono un re delle connessioni a pagamento & tempo.
Con il wi-fi sfrutto il mio laptop al meglio, parto già con tutte le maschere dei vari programmi aperte e salvo tutte le pagine che mi interessano per leggere poi con più calma …. ;-)
Il resto del pomeriggio passa con tranquillità, d'altronde come tutto il soggiorno sull’isola …
Quando ero li appisolato in stanza, arriva una roommate che mi avverte: bbq a 10$ si può mangiare tutto quello che si riesce in tre ore ….
Un invito a nozze per me !
Ricordo i bei tempi quando con i miei amici Dieghella e Ciccio, allora in grande “forma” facevamo le gare a chi mangiasse più tramezzini …
Mi do da fare, anche se il menù non è poi cosi appetibile; all’ennesimo piatto quasi esplodo e per la gioia dei tipi dell’Ostello mi fermo …
Conosco un ragazzo svizzero, che mi dice che c’è anche un altro italiano qui, mi indica chi è, e dato il nome mi produco in un bell’urlo: “Ivanooooo” alla modi “Verdone”.
Anche lui è in viaggio verso nord, è di vicino Torino, si è fatto il “mazzo” per qualche mese a Sydney ed ora se la stà godendo …
Dopo qualche chiacchiera, stacco la spina; questo posto è soporifero e poi domani mi aspetta il viaggio fino a Cairns …
Vi rimando quindi alle giornate di avventura ed adrenalina che mi aspettano !
Stay Tuned !
sembrava essere il sottotitolo al primo impatto con le Withsundays.
Lunedì,
Dopo una nottata passata in bus per il viaggio da Hervey bay a Airlie, l’arrivo nel primo pomeriggio a destinazione.
Il driver sembrava essere una guida turistica quando sulla strada panoramica col microfono a richiamato l’attenzione per farci osservare il grande colpo d’occhio: ”uno, due , tre ecco a voi le whitsundays !”
Meravigliose dall’alto, avrei voluto scendere dal bus per scattare qualche foto….
L’ostello dove ho alloggiato prima della partenza ed al ritorno dalla crociera è il “Koala Resort”,
situato all’inizio del corso principale di Airlie Beach.
Anche qui devo dire che sono capitato proprio bene; una serie di bungalow con relativa piscina,
spazio per il campeggio, bar, ovviamente anche cucina, lavanderia e più importante di tutte deposito bagagli per i giorni di crociera.
Il bungalow è molto carino, tre letti a castello un angolo con lavello e frigo, c’è il ventilatore, condizionatore e la tv; tutto in un ambiente molto spazioso e il bagno è degno di tale nome …
Dopo aver preparato lo zaino piccolo per l’indomani, una cena veloce, volevo fare un giro per pub la sera, ma il sonno ha preso il sopravvento.
Finalmente martedì ,
sveglia alla buon ora, alle otto e trenta ci si incontra alla marina di airlie per la partenza.
Siamo in 25 di cui conto solo otto maschi …. E vai !
Arriva il “crew”, il capitano è un tipico Ozzie sulla trentina capello biondo ossigenato in carne quanto basta, il primo ufficiale un mattacchione anche lui biondo ossigenato ma con pochi più capelli di me,
davvero un personaggio ed infine la cuoca, una biondissima californiana veramente niente male …
Da li a poco ci si imbarca, la nostra barca è “The Card” uno yacht classificato categoria maxi che ha ottenuto il 5° posto nella regata attorno al mondo in barca a vela nel 1989 la famosa Volvo Race. La barca è nota anche per essere arrivata al traguardo della infausta edizione Sydney – Hobart del 1998 indenne.
Bene siamo su una botte di ferro !
La partenza è a motore ma dopo poche miglia, il comandate decide, è l’ora di spiegare le vele!
Il primo ufficiale promuove tutti a crew members … (beh per me in realtà sarebbe una regressione …)
Chi per innalzare le vele, chi nel ruolo di grinder ….
Ok io sono in quest’ultimo gruppo nonostante non i grandi muscoli.
In pochi minuti, le vele sono spiegate e “cazzate” il vento è di bolina, il motore si spegne ed inizia l’avventura!
Il rumore delle onde che si infrangono sulla prua, il sole che si alterna a qualche nuvola, le foto di rito alla barca …
The Sails of "The Card"
Abbiamo un problema l’impianto stereo non ne vuole sapere, ma dopo una mezz’ora il first officer compie un degno lavoro, ora abbiamo la musica!
Si sfoderano gli iPod, la colonna sonora della crociera?
Pink Floyd, U2, Pearl Jam, Beatles, Bob Marley ….
Sentire “Black” al tramonto delle Whitsundays non ha prezzo, “Wish you were Here” al chiaro di luna …
e “Roxanne” al mattino e la crociera si chiude con “November Rain” ; Great !
Quanti complimenti che ho ricevuto per il mio iPod ! ;-)
Si fa subito conoscenza, le nazionalità presenti:
Israele, Inghilterra, Galles, Austria, Francia, Canada e solo io ad mantenere in alto la bandiera italiana.
Da subito vengo preso in simpatica, il mio nome se lo ricordano tutti, io invece non me ne ricordo neanche uno :-S
Arriviamo alla prima tappa della mattinata, distribuite maschere e boccagli siamo pronti per lo snorkeling,
il tender ci porta a poche decine di metri da dove siamo ancorati.
Il primo ufficiale, quel simpaticone ci spiega i vari segni da osservare: un pugno in aria “vienimi a prendere”,
“sbracciarsi” ovviamente ”aiutoooo”, e un cerchio con il braccio con la mano destra che tocca la testa “tutto ok”, e tralasciamo gli altri non proprio convenzionali …
Perfetto, siamo pronti ci si tuffa in acqua!
Non ci sono aggettivi per descrivere la varietà di pesci e coralli che abitano in questi reef.
Da pesci arcobaleno o pappagallo, a pesci zebrati a grandi pescioni piatti, al getto di qualche mollica di pane in acqua ne accorrono a centinaia, ci passano attorno non hanno paura.
Si “sguazza” alla grande per una mezz’oretta, per fortuna nessuno squalo ci ha fatto visita. J
Partiamo per una altra tappa, un incantevole isolotto con una striscia di sabbia che si estende per circa 500 metri, li se avremo fortuna potremo avvistare qualche tartaruga.

Beach at Whitsundays
Portiamo con noi un pallone, ne potrebbe nascere una sfida alla “Marrakech Express”, quel buon Dio manda una bella scarica di pioggia, niente da fare.
Per fortuna sono riuscito almeno a fare qualche bella foto.
Si ritorna sulla barca, incredibile ! Siiiii !
Ecco li una splendida tartaruga che fa capolino a pel d’acqua, fantastica!
Le ore di sole per navigare rimangono poche, si và all’ormeggio in una baia non molto distante.
Un altro problema, la catena dell’ancora non ne vuol sapere rimane incastrata, con una grande dose di pazienza il capitano e il suo primo ufficiale risolvono la questione in un abbondante ora con molta fatica.
Finalmente la cena, la nostra cuoca devo dire che ci ha trattato veramente bene.
Porzioni abbondanti e menù niente male, per questa sera barbecue di pollo ed insalata.
Si fa scuro, il tramonto è fantastico, il sole che si scioglie in acqua con una cornice di natura intorno incredibile.
La serata passa tra qualche birra e molto buon’umore.
Sotto un cielo stellato meraviglioso si discorre dalle futilità ai “massimi sistemi”, lingua ufficiale ovviamentel’inglese nei vari “slang” noto con piacere che a parte qualche parola pronunciata
dai “rude boys” gallesi riesco a comprendere quasi tutto.
Una ragazza anche lei gallese ha studiato l’italiano per cinque anni, che dire, parla meglio di molti italiani ..
Le birre viaggiano che un piacere, le ore si fanno piccole ci si distende sottocoperta è ora
di chiudere gli occhi ed iniziare a sognare per l’indomani.
Gli scrosci di pioggia all’alba, ci svegliano ai primi raggi del sole, il mattacchione del primo uff. dorme in coperta (sotto le stelle) cono solo un telo impermeabile a dividerlo dall’acquazzone …. vero ozzie !
Dopo un abbondante colazione si salpa, destinazione della mattinata la più bella spiaggia dell’intero arcipelago di settantaquattro isole … “Whitehaven Beach” ancoriamo in una baia piena di altri velieri e barche, il sole è intenso e si fa sentire.
Il tender ci lascia su una piccola spiaggia, si inizia il percorso che ci porterà al più bel “lookout” delle Whitsunday, dopo una decina di minuti la foresta si apre su una rupe, da li la vista è incantevole.

Whitehaven Beach foto
Gli occhi non vogliono distogliere la vista, il panorama col mare verde-blu che si incontra con forme irregolari di sabbia finissima, in un paesaggio che muta ogni giorno al ritmo delle maree.
Ora capisco cosa deve aver provato il Capitano Cook quando scopri queste isole.
È il momento più bello della crociera è per me forse il migliore di tutto l’intero viaggio nella terra dei canguri.
A malincuore si lascia il picco, scendiamo direttamente in spiaggia, “Whitehaven Beach” la più bella spiaggia che abbia mai visto, dopo essere stato in praticamente tutti gli approdi dei caraibi, aver visto le migliori località marine del mediterraneo …. forse azzardando del intero globo.
Dio ha usato tutta la sua verve creativa per le Whitsunday, non ha risparmiato su nessun ingrediente,
a differenza di alti luoghi non servono “ritocchi” alle foto per allestire cataloghi patinati.
La perfezione di madre natura è qui !
Un gran bagno nel oceano pacifico scosso da qualche onda, i piedi emettono uno strano rumore al contatto con la finissima sabbia di un grigio chiaro.
Ma dove si mette in “pausa” questi minuti vorrei non finissero mai.

Whitheven Beach - Whitsunday Island
Il posto è bello ma il reef non è al pari di quello del giorno precedente.
Si armano le vele si parte alla volta di “South Molle Island”, il vento è teso con solo l’albero principale spiegato la barca si inclina verso dritta, il suo carattere da purosangue del mare si sente vibrare nelle vele.
Arriviamo alla meta, il tender ci lascia sul molo dell’isola, il comandate ci ha dato una grande notizia potremo usare tutte le “facility” del resort: campi da golf, tennis, piscina & idromassaggio e le docce…
Ci si divide in gruppetti, niente sport per me, oggi “chill out” e come si fa a rinunciare all’idromassaggio insieme ad dieci ragazze; di solito non posto mie foto ma questa davvero merita un posto nel blog.

Lucky Man - South Molly Island
Dopo una gran doccia ci si prepara per la serata, bbq al pub dell’isola e serata movimentata …
Arriva il tramonto, il cielo si fa rosso fuoco al contatto del mare l’isolotto sullo sfondo è da cartolina.

Sunshine at South Molly Island - Whitsundays
Ci sono anche i ragazzi che sono su altre barche, guarda caso tutte della stessa società, che possiede anche il resort dell’isola, ho detto tutto !
La cena è accompagnata da birra ghiacciata, si innalzano i boccali per i brindisi di rito; alla presentazione delle barche “The Card” ottiene un acclamazione “siamo i mejo !”
La cena non è degna dei pasti serviti a bordo, fa niente “enjoy” lo stesso .
Parte la musica è i vari giochini per invitare tutti a “drinkare” a go-go, si balla sui tavoli si scambia la maglietta per uno di questi, qualcuno si trova con un top super aderente, qualche ragazza con t-shirt che sembrano tende addosso…
Io mi accontento della polo del mio amico scozzese nominato a bordo “Tom Jones”,
balli scatenati e folleggiamenti vari …
Si fa tardi e si torna a bordo, continua l’atmosfera festaiola un “allegrotto” Comandante fa uno strano miscuglio tra chips chilli sauce e formaggio e lo butta in forno …
Alla faccia della buona dieta mediterranea !
Tutti sembrano gradire, tipico da fame “chimica”, qualche battuta fino al esaurimento delle energie …
Tutti a nanna o quasi, una ragazza ritorna a bordo al mattino seguente, si era “persa” da qualche parte non ben identificata del resort….
Si mollano gli ormeggi, si salpa verso l’ultima seduta di snorkeling, seguita da intense ore di rosolamento al sole in coperta del nostro “bolide dei mari”.
La musica in sotto fondo suona, il mare è calmo ed il cielo terso, enjoy our stay at Whitsundays!
Ultimo ricco pranzo a bordo, una carbonara al quanto condita ma buona per essere stata preparata da una biondissima californiana !
Si risale in coperta, si innalzano le vele, oggi armiamo anche l’albero di poppa, il vento è di bolina le vele si gonfiano, rotta verso Airlie Beach.
Qualche onda accompagna gli spruzzi sulla nostra prua, “The Card” “ruggisce” con un vento teso da
sud-ovest; immagine da regata tutti seduti sul lato “alto” un capitano fiero del suo ventiquattro metri di puro stile.
Con un vento benevolo sino a sotto costa raggiungiamo Airlie in poche ore.
Si conclude la crociera, con amarezza lasciamo alle spalle la “regina” delle Whitsunday,
via tender raggiungiamo il molo è finita la grande avventura.
Basta quello che ho scritto sin’ora ….
Torno al “Koala Resort” sono felicemente in stanza, con tre ragazze di cui una era con me in crociera.
Una super doccia ristabilisce un gran senso di piacere, spesa per i giorni seguenti che passerò
a “Magnetic Island”; quindi incontro con gli amici della crociera al “Morocco’s bar” per cena.
Non siamo proprio tutti, ma ci sono i migliori elementi ….
Dopo qualche drink ci si sposta al “Beaches” suona un duo batteria & voce e chitarra … It’s rock time !
Well done !
Ci si diverte ancora insieme, mille sorrisi soddisfatti dei giorni appena passati.
Incontro un ragazzo svizzero che ho conosciuto sul bus per Airlie anche lui ha appena concluso la crociera;
ed ora che sto scrivendo è qui accanto a me sul bus per “Townsville” sempre più piccola quest’Australia !
Ok, siamo alla frutta tutti, il bisogno di stendersi su un vero letto si fa sentire…
Che storie a bordo, le “cuccette” erano ok ma i bagni erano al quanto angusti;
degno dei migliori “bulgari” mi sono contorto per fare un abbozzo di doccia e non parliamo delle bizzarre posizioni per espletare altre funzioni …
Si spegne la luce, fine delle trasmissioni per oggi.
Il continuo è storia di adesso sul bus in direzione “Townsville”, per poi saltare sul ferry per “Magnetic Island”.
P.S. Queste “highway” Oz sembrano poco più che strade di campagna la “Bruce” che ora stiamo percorrendo ora assomiglia ad una delle tante “migliare” della mia zona …
Conclusioni finali,
beh dopo questo racconto, potrei pure chiudere il blog, avendo toccato l’apice dei sensi con la crociera …
ma per Vostra sfortuna o fortuna ci sentiamo al resoconto della prossima tappa !
Stay tuned!
Hervey Bay, 11 maggio 2008
Venerdì sveglia all’alba, in ostello bisogna guardare un video informativo su come comportarsi su Fraser Island al termine del quale vengono formati 3 gruppi.
Bene, io faccio parte del primo, sono insieme ad altri due ragazzi e sette ragazze …
Dopo parecchie risate(il video si è rivelato involontariamente più comico che altro),
ci fanno ritirare le jeep, anche lì vari consigli come utilizzare l’attrezzature e sopratutto la vettura.
Quindi manca da fare la spesa, essendo l’unico italiano non riesco ad imporre una corretta dieta mediterranea; vedo invece aggiungersi nel nostro carrello piuttosto, schifezze di ogni genere, dalle patatine alla paprica, a quella che sembra essere una parente stretta della famosa “vegemite”.
Riesco a convincerli a prendere anche la pasta, afferro 3 pacchi di penne ovviamente barilla e li butto nel carrello.
Due simpatiche inglesine, reputano che il loro costo tipo 1.90$ per 500Gr sia elevato e mi allungano tre pacchi di uno sconosciuto marchio che si pubblicizza come italiano …. Seeee !
I simpatici ragazzi noto che non gradiscono prendere acqua, io ne prendo 6 bottigliette tanto per star tranquillo…(Durante il viaggio ci saranno ripetute richieste abbevera mento …)
La spesa non è finita, ora tocca al reparto alcool, dove ognuno prende quello che vuole per conto suo …
È un piacere vedere i gusti delle persone, le ragazze optano tutte per il vino al cartoccio a modi “Tavernello”, io e il mio “socio” Henry optiamo per un po’ di birre.
Finalmente si può partitre, prendiamo il ferry che ci porterà a Fraser.
In un ora scarsa siamo arrivati, la giornata è ottima fa un gran caldo, Henry è uno dei due piloti designati, suo l’onore ed onere di iniziare il trip sull’Isola.
Iniziamo quindi il viaggio per la foresta tropicale che ricopre tutta l’isola, le strade sono di sabbia, il nostro 4x4 sfodera i muscoli.
Seduto sull’ultimo posto, ho di fronte a me Johnny che non perde tempo e inizia a bere birra (ore dodici circa).
I sobbalzi della macchina non lo preoccupano affatto, anche se la birra finisce sulla sua maglietta ed anche altrove …
Generosamente non si da intervalli, inizia a tirar fuori birre da tutti gli angoli della macchina, ogni tanto mi fa degli sguardi come un bambino contento con il suo giocattolo nuovo.
Nei vari stop per consultare la cartina dell’isola si produce in ampie e ripetute “pipì” che scopro essere un termine internazionale…
Vabbè passiamo oltre,
finalmente si decide l’itinerario quindi arrivati sulla spiaggia ci dirigiamo in direzione nord sulla “highway” di sabbia, una vera e propria autostrada lungo la spiaggia.
Ogni tanto bisogna star attenti perche funge anche da pista d’atterraggio per piccoli aerei da turismo.
Correre sul bagnasciuga è veramente strano, è pieno di bus e fuoristrada, ogni tanto bisogna correggere la traiettoria su zone più asciutte e rallentare per evitare “bump” eccessivi.
Arriviamo ad “Indian Head” forse l’unico picco roccioso dell’isola interamente formata da sabbia.
Dal picco riusciamo ad avvistare una manta, e poi anche tre squali.
È la prima volta che avvisto degli squali non in cattività anche se a diverse decine di metri più in alto di loro, incutono un certo timore e senso di rispetto.
Si riparte, durante la discesa verso sud ci si ferma al relitto del “Moheno” una nave passeggeri naufragata nel tentativo di rimorchiarla presso dei cantieri in Giappone dove sarebbe stata messa in disarmo.
Qui ci si inventa un po’ tutti fotografi, cercando delle pose più o meno artistiche …
Riesco anche a fare una foto per la mia rubrica: “e guardo il mondo da un oblot”

Ora bisogna affrettarsi, la marea inizia a salire, la “strada” non reggerà di li a molto.
Troviamo quindi una “camping zone” ed insieme ad un'altra macchina del nostro tour piazziamo le tende,
ma la nostra risulta difettosa .
Infatti posizionando l’unico palo centrale che la sorregge ci si accorge che è bucata sul lato superiore.
Degno del miglior Mc Gyver trovo la soluzione, una mezza tanica rovesciata usata per contenere i paletti, coprirà il buco e quindi rendendo agibile la tenda. ;-)
Cena a base di barbecue e insalata, non male devo dire.
Si prosegue con qualche birra e varie “indianate”.
Durante un escursione per un leggero bisognino, l’incontro con un “Dingo” razza di cane selvatico presente solo su quest’isola.
Nonostante gli avvertimenti, e la notizia che uno di questi esemplari avesse ucciso un bambino, la paura non mi viene proprio anzi è lui che gira strada e torna nella foresta …
Non troppo tardi si va tutti a nanna.
Sabato, sveglia di buon mattino per sfruttare al meglio le ore di bassa marea che consentono l’uso della spiaggia.
Il programma della giornata è raggiungere il lago “Wabby” tramite un sentiero nella foresta.
Dopo un mezz’ora abbondante di cammino, arriviamo alla meta, fantastico!
Su tre lati è circondato da una fitta vegetazione sul restante una duna impressionante di sabbia che scende quasi verticale sul lago.
L’acqua non è troppo fredda, una bella nuotata ci voleva proprio raggiunto l’altra sponda su una piccola spiaggetta è possibile ammirare il lago con l’immensa duna alle sue spalle …. Veramente bello.
Il sole scotta, la protezione è d’obbligo con ripetute applicazioni, l’intera mattinata ci rosoliamo sotto il sole interrotto da brevi nuvole passeggere.
Lake Wabby - Fraser
Il restante tempo della giornata viene impiegato per due tiri a pallone sulla spiaggia, e per allestire il campo per la seconda serata.
Io e il mio socio Henry nel frattempo soprannominato Colin Mc Rae per la guida nella foresta e Luis Hamilton per la guida sulla “highway”, abbiamo perfezionato la nostra tecnica di setup per la tenda.

Tend - Fraser
Dovrei cucinare io la pasta, ma con gli ingredienti presi non uscirebbe un gran sugo.
Le ragazze si producono in un sughetto privo di sale ed olio e ricco di cipolle …. Sono in minoranza e non posso fare obbiezioni …
La pasta in compenso almeno è al dente anche se la qualità lascia decisamente a desiderare.
Delle salsicce completano il menù, ok anche oggi si può dire che abbiamo mangiato.
Tornano a farsi vivi i dingo, in più volte ma sempre in uno alla volta se non il medesimo.
Le ragazze hanno paura, noi altri ci armiamo di fotocamera e scattiamo mille foto con flash per loro molto fastidiosi.
